Gonimbrasia zambesina (Walker, 1865)

Gonimbrasia zambesina maschio

Gonimbrasia zambesina maschio

La Zambesi Emperor (Gonimbrasia zambesina o Imbrasia zambesina) è una falena della famiglia dei Saturnidi. Presente in ogni stato attraversato dallo Zambesi, il suo areale comprende Kenya, Tanzania, Sud Africa, parte della Namibia ed altri stati dell’Africa centro-orientale. Gli adulti possono raggiungere i 14 cm di apertura alare in certe femmine e il dimorfismo sessuale non è molto marcato, ma i maschi hanno antenne visibilmente più bipettinate. Sono state descritte alcune sottospecie (fra cui ringleri), ma probabilmente si tratta solamente di forme.

Gli adulti sono presenti in volo in autunno e nuovamente in inverno, contando generalmente due generazioni all’anno. Le uova sono deposte in due o tre gruppi stratificati di circa una decina di uova. Si schiudono in media in 3 settimane, un tempo di incubazione superiore rispetto alla maggior parte dei Saturnidi.

Gonimbrasia zambesina, bruchi al primo stadio

Gonimbrasia zambesina, bruchi al primo stadio

I bruchi al primo stadio sono arancioni come quasi ogni specie del genere Gonimbrasia e Nudaurelia al primo stadio. Successivamente i tubercoli diventano più colorati, tendendo al rosso, anche se esiste una certa variabilità da individuo ad individuo anche allo stesso stadio. I bruchi sono molto gregari e per i primi stadi rimangono in gruppi concentrati di una quindicina di bruchi ciascuno.

Gonimbrasia zambesina al terzo stadio

Gonimbrasia zambesina al terzo stadio

A partire dal quarto stadio, i bruchi diventano più solitari, ma non restano mai completamente soli, formando sempre gruppi da almeno 3 individui sino alla ninfosi.

Gonimbrasia zambesina al quinto stadio

Gonimbrasia zambesina al quinto stadio

La pianta nutrice consigliata per l’allevamento di questa specie è l’oleandro. Altrimenti i bruchi non disdegnano alternative che possono essere date da quercia, salice, kaki, faggio e Rhus. In inverno, in alcune zone del Nord Italia l’oleandro perde le foglie per un certo periodo in cui G. zambesina in cattività può avere una seconda generazione: in questo caso si può provare il lauroceraso, che in alcuni casi è stato utilizzato dagli allevatori con discreto successo. In natura la pianta nutrice preferita è, senz’ombra di dubbio, Diospyros mespiliformis, imparentato con Diospyros kaki, di cui i bruchi di questa specie possono nutrirsi, presente anche alle nostre latitudini.

Questa specie appartiene alla tribù dei Bunaeini della sottofamiglia Saturniinae. I bruchi hanno dunque ninfosi nel terreno, perciò a maturità raggiunta i bruchi costruiscono una cella sotterranea fino a 20 cm sottoterra. Dopo una settimana le crisalidi possono essere trasferite in una gabbia di sfarfallamento controllando bene l’umidità: i primi 1-2 mesi le crisalidi vanno nebulizzate una-due volte a settimana, per evitare che si secchino completamente; poi si possono sottoporre le pupe a dei bagni in acqua tiepida per qualche minuto anche quotidianamente. Questo dovrebbe rompere la diapausa data dall’alternanza fra stagione secca / umida. Temperature sopra i 20°C sono consigliate, ma l’umidità sembrerebbe essere il fattore discriminante. Le crisalidi della seconda generazione vanno nebulizzate poche volte alla settimana per poi essere nebulizzate abbondantemente con acqua in settembre-ottobre.

Bibliografia
Rolf Oberprieler, The Emperor Moths of Namibia, 1995, ISBN 0-9583889-2-x