Gonimbrasia belina è una specie della famiglia dei Saturniidae diffusa in gran parte dell’Africa meridionale. Si tratta di una specie molto variabile: esistono svariate forme e sottospecie di questa specie, ma le informazioni su queste non sono del tutto chiare. La sottospecie più nota è Gonimbrasia belina osiris, citata da alcuni come sottospecie, da altri come una specie a sé stante. Ho allevato Gonimbrasia osiris nell’estate del 2010 e sia i bruchi che gli adulti mi sono sembrati molto simili a quelli di Gonimbrasia belina belina (almeno in foto). Ho utilizzato come pianta nutrice Quercus robur e Andreas Riekert, allevatore tedesco che mi aveva fornito le uova di questa specie, ha allevato i bruchi su quercia, Rhus e salice senza problemi. Gonimbrasia (belina?) osiris è presente in Tanzania, in cui non è stata riportata la presenza di Gonimbrasia belina belina. Altre sottospecie di cui è disponibile quantomeno una descrizione sommaria degli adulti sono: junodi, le cui ali sono color rosso violaceo; ukerewensis, che presenta macchie ocellate poco sviluppate, e felderi, che manca di un anello colorato attorno agli ocelli delle ali anteriori. Gonimbrasia belina è inoltre fortemente imparentata con Gonimbrasia occidentalis, presente sulle coste nord-occidentali dell’Africa subsahariana.
Gli adulti di Gonimbrasia belina si ritrovano in volo da novembre a febbraio. Vi è generalmente una sola generazione annuale, ad eccezione delle regioni più a Nord dell’areale di distribuzione della specie (nella regione del Kavango, in Namibia, possono esserci due generazioni all’anno) e gli sfarfallamenti avvengono, come per molte altre specie di Saturnidi africane, durante la stagione delle piogge, che rappresenta l’interruzione di quel periodo di quiescenza indotto da bassi livelli di umidità.
I maschi si distinguono dalle femmine per la taglia minore e le antenne, che nei maschi sono ampiamente bipettinate, mentre nelle femmine sono filiformi. L’apertura alare oscilla fra 100 mm in alcuni maschi più piccoli e 125 mm nelle femmine più grandi.
Le uova, deposte in grossi gruppi composti anche da centinaia di unità, sono relativamente piccole (di dimensioni comparabili a quelle di Gonimbrasia zambesina) e bianche. Si schiudono mediamente in due settimane.
I bruchi, polifagi, in natura si nutrono soprattutto di mopane (tanto di essersi guadagnati il nome di “Mopane worms”), ma anche di piante del genere Ozoroa in Namibia. In cattività sono accettati Rhus e Quercus. Spesso si ha la possibilità di allevare questa specie in inverno, per cui le piante nutrici ideali in questo caso sono l’Eucalyptus gunnii, varie specie di Ficus e Quercus ilex.
I bruchi sono molto voraci ed a maturità raggiungono i 10 cm di lunghezza. Ho osservato sei stadi in Gonimbrasia belina osiris, mentre Gonimbrasia belina belina ha cinque stadi.
La ninfosi, come tipico per le specie della tribù dei Buneini, avviene sottoterra, pertanto in allevamento è necessario fornire uno spesso strato di terra nel quale i bruchi possano scavare e costruirsi la loro ‘cella pupale’ dove porteranno a termine la fase larvale del loro ciclo vitale.
Le crisalidi sono destinate a schiudersi la primavera seguente se l’umidità viene curata. In allevamento è dunque possibile avere anche due generazioni all’anno facendo riferimento al fatto che l’umidità è il fattore determinante nella diapausa di questa specie. Alternare periodi di relativa siccità (scarse nebulizzazioni) con periodi in cui invece le crisalidi vengono nebulizzate frequentemente può favorire lo sfarfallamento. L’ideale, per ricreare una ‘stagione delle piogge’ è immergere in acqua tiepida per qualche minuto le crisalidi, anzichè nebulizzarle.





