Attacus caesar è un Saturnide che come le altre specie del genere Attacus si distingue dalle falene della sua famiglia per le grosse dimensioni. L’apertura alare può toccare i 30 cm in alcune femmine, che per grandezza non hanno nulla da invidiare alle congeneri Attacus atlas. A differenza di quest’ultima, però, pare che Attacus caesar sia diffusa solamente nelle Filippine, in un areale molto più ristretto. Il nome specifico Attacus imperator è generalmente riconosciuto come sinonimo di Attacus caesar.
Le femmine sono simili a quelle di Attacus atlas, ma meno vivacemente colorate e mancanti di quel colore rosso acceso che si può notare negli adulti appena sfarfallati di A. atlas.
Il pattern alare dei maschi è invece molto diverso da quello delle congeneri. Le ‘finestre alari’ sono solo abbozzate e le ali anteriori tendono ad un colore giallo sabbia, oppure più azzurrino a seconda della forma (o sottospecie). Va detto però che queste forme non sono ancora state classificate e sono davvero molto simili: in entrambe – ne esistono almeno due – il colore delle ali anteriori è nettamente distinguibile da quello delle posteriori.
Per quanto riguarda l’accoppiamento, le indicazioni sono le stesse per Attacus caesar (=Attacus imperator), Attacus atlas ed Attacus lorquinii. Può avvenire facilmente in gabbie di grandi dimensioni: è necessario un buon livello di umidità ed alte temperature. Nella mia esperienza con Attacus atlas, specie affine, però, è bastata una gabbia di 20x30x60 cm. La femmina depone fino a 200 grosse uova che si schiudono mediamente in 12 giorni secondo la temperatura. Le uova vengono deposte a gruppetti e sono marroncine, colore dato dalla colla utilizzata dalla femmina per incollare le uova al substrato.
I bruchi sono molto polifagi e si nutrono principalmente di piante del genere Citrus e ligustro, ma sono accettate moltissime altre piante, fra cui salice, lauroceraso e Ficus. Pare che, come Attacus atlas, gradiscano una dieta mista, poichè in natura vengono a contatto con diverse specie vegetali muovendosi da una pianta all’altra. Fornire più piante nutrici può quindi migliorare in qualche modo lo sviluppo dei bruchi.
Dopo circa cinque giorni dalla schiusa, i bruchi mutano per la prima volta, iniziando a produrre una sostanza cerosa che ne riveste il corpo fino all’ultimo stadio. Tale sostanza è prodotta in minor quantità rispetto alle congeneri Attacus atlas e Attacus lorquinii. I tubercoli presenti su tutto il corpo dei bruchi aumentano di dimensioni man mano che crescono. In circa un mese, lo sviluppo larvale è completo e i bruchi raggiungono i 12 cm di lunghezza e i 2 cm di diametro. All’ultimo stadio, la sostanza cerosa viene prodotta in ancor minor quantità, lasciando in vista il corpo verde del bruco e una macchia rosa nei pressi dell’ultimo paio di pseudozampe, oltre alle caratteristiche macchie rosse a forma di anello attorno agli stigmi respiratori.
Il grosso bozzolo di A. caesar viene tessuto sui rami della pianta nutrice ed è provvisto di uno spesso peduncolo di seta. I bozzoli possono essere lasciati così come sono nella gabbia in attesa dello sfarfallamento, oppure è possibile appenderli per il peduncolo al soffitto della gabbia di sfarfallamento. Gli adulti sfarfallano in circa un mese se le condizioni sono favorevoli (è necessario spruzzare frequentemente acqua nebulizzata sui bozzoli e mantenere temperature superiori ai 25°C per favorire lo sfarfallamento), altrimenti in inverno possono passare alcuni mesi in diapausa. Maschi e femmine non tendono a sfarfallare contemporaneamente, per questo è difficile ottenere accoppiamenti se non si ha una buona quantità di bozzoli. E’ possibile ottenere ibridi con le congeneri Attacus atlas e Attacus lorquinii, con le quali in alcuni casi il maschio e la femmina di Attacus caesar si accoppia naturalmente, senza necessità di hand-pairing.





