Actias dubernardi (Oberthur, 1897)
Maschio di Actias dubernardi - © Juraj Macko 2009
Actias dubernardi è un Saturnide cinese di medie dimensioni. Caratteristiche della specie sono le lunghe code che si dipartono alle ali posteriori. Gli adulti hanno un’apertura alare media di 11 cm e il dimorfismo sessuale è molto marcato: i maschi, più piccoli e con ali gialle e rosa, hanno code alari più lunghe e corpo più slanciato; le femmine sono più statiche e hanno ali azzurre. Le code di questa specie sono molto fragili e per questo è meglio dotarsi di una gabbia cilindrica dove la farfalla è più libera di volare senza subire danneggiamenti alle ali posteriori. Nella mia esperienza, ho inoltre notato, oltre alla fragilità delle ali più marcata, anche una vita mediamente più corta dell’adulto rispetto ad altri Saturnidi. Questa osservazione andrebbe però confermata da altri allevamenti, dato che spesso è la provenienza e le altre caratteristiche dello stock a determinare quelle degli adulti. Il fenomeno dell’inbreeding, tra l’altro, è stato spesso denunciato facendo riferimento a questa specie da diversi allevatori europei. Non sorprende dunque che talvolta l’allevamento di Actias dubernardi sia piuttosto difficile, anche fornendo ai bruchi le piante nutrici adatte e con condizioni ambientali favorevoli.
Si tratta di una specie montana e la si può ritrovare ad oltre 3000 m di quota in diverse zone montuose della Cina, pertanto i bruchi sono piuttosto resistenti a basse temperature, anche se è meglio non scendere sotto i 15°C durante il giorno.
L’accoppiamento avviene dopo la mezzanotte ed è possibile non accorgersene, poichè può durare poche ore. In altri casi, la coppia rimane unita fino al pomeriggio del giorno successivo. Pertanto, le uova vanno conservate anche nel primo caso per verificare la loro possibile fertilità.
Le uova sono relativamente piccole e bianche. Schiudono in una decina di giorni. I bruchi al primo stadio sono di un color nero-rossastro e rimangono di questo colore sino al terzo stadio, quando invece sono verdi e presentano una peluria più folta su tutto il corpo che si diparte dai piccoli tubercoli sul dorso. Il capo è rosso scuro, mentre gli pseudopodi addominali sono giallognoli. Mano a mano che crescono si possono notare degli inserti dorati riflettenti la luce sui tubercoli.
Le piante nutrici della specie sono fondamentalmente pino, abete e larice. Io ho utilizzato quest’ultimo con discreto successo nel mio allevamento, ma gli allevatori più esperti preferiscono solitamente allevare i bruchi su diverse specie di Pinus.
L’allevamento talvolta non è semplice, come già detto in apertura, a causa dell’inbreeding. Alcuni allevatori ritengono difficile allevare questa specie su rami tagliati della pianta nutrice, per cui in teoria si dovrebbe procedere all’allevamento tramite sleeves, ovvero sacchi di rete posizionati direttamente sui rami, all’esterno. Nella mia esperienza, ho avuto problemi solamente agli ultimi stadi, quando inspiegabilmente alcuni bruchi sono morti, probabilmente vittime di un’infezione batterica o virale. In ogni caso, per allevare questa specie è necessaria una certa umidità e temperature mai troppo elevate, trattandosi di una specie montana. Dal terzo stadio in poi è meglio passare dai contenitori di plastica chiusi a gabbie ben aerate; è assolutamente da evitare il sovraffollamento.
Dopo qualche settimana dalla quarta muta, al quinto stadio il bruco tesse il suo bozzolo sui rami della pianta nutrice o a ridosso delle pareti della gabbia. Inizialmente di colore bianco e molto simile a quello dell’Actias luna non svernante, vira poi il colore ad un marrone scuro. Nelle zone di origine questa specie può avere sino a tre generazioni annuali. In allevamento, però, spesso si riesce ad ottenere al massimo due generazioni all’anno e gli sfarfallamenti certe volte non sono sincronizzati.








