Differenze fra Saturnia pavonia e S. pavoniella

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Un allevatore mi ha chiesto quali siano le differenze fra Saturnia pavonia e Saturnia pavoniella.

Gli rispondo per punti:

  • Infertilità degli ibridi: le due specie non sempre si riproducono con successo, dando luogo a dei veri e propri ibridi che risultano però sterili
  • Apertura alare: in Saturnia pavoniella vi sono variazioni di 45-95 mm, mentre Saturnia pavonia non supera i 90 mm
  • Numero di accoppiamenti: le femmine di Saturnia pavonia generalmente chiamano i maschi e si accoppiano una sola volta, mentre le femmine di S. pavoniella possono accoppiarsi molte volte
  • Areale: la S. pavonia è diffusa in tutta Europa, qui in Italia è presente quasi esclusivamente S. pavoniella.

Questo è quanto riportato da Tony Pittaway a questa pagina. Ho potuto già osservare il terzo punto: infatti una femmina delle mie si è nuovamente accoppiata questa sera, e forse anche altre mentre non le controllavo. Ho deciso dunque di tenere almeno due maschi e di liberarne uno per consentire alle femmine di accoppiarsi ancora e di scongiurare rischi di infertilità delle uova, che comunque, deposte a gruppetti in gran numero, paiono tutte marcate con un segno scuro evidente sul micropilo.

Argema mimosae: ancora fertile?

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Roberto mi ha chiesto se l’adulto di Argema mimosae di cui vi ho parlato ieri è ancora fertile.

Molto probabilmente lo è perchè sono passati pochi giorni dal “mancato sfarfallamento” e fino a ieri era rimasto intrappolato nel bozzolo. Quindi, nonostante sia inetto al volo, l’adulto in questo stato può comunque accoppiarsi regolarmente, non senza difficoltà: ovviamente si può muovere solo con le zampe. Secondo Brian Gardiner, le femmine di questa specie depongono tendenzialmente parecchie uova a partire dalla seconda sera dopo lo sfarfallamento. Quindi è probabile che i maschi perdano la possibilità di fecondare con successo le uova molto presto. Inoltre bisogna notare che gli adulti di specie africane spesso non sono sincronizzati negli sfarfallamenti e si deve dunque favorire o rallentare lo sviluppo delle crisalidi variando i valori di temperatura ed umidità relativa a dovere.

Cura delle uova durante l'incubazione

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Roberto mi ha chiesto quali attenzioni bisogna riservare alle uova dalla deposizione alla schiusa.

Molto spesso è più semplice procurarsi le uova di una determinata specie da allevare piuttosto che cercarle per prati e boschi. Se si tratta poi di una specie esotica, l’unico modo è trovare un allevatore disposto ad inviarvi direttamente il materiale vivo. Premesso che le specie nostrane di Saturniidae sono ben poche e che trovare delle uova in natura è ben difficile, supponiamo che vi vengano recapitate per posta delle uova.

Le uova vengono solitamente inviate in un tubicino di plastica rigido chiuso alle estremità da batuffoli di cotone leggermente inumiditi. Questo è già significativo: le uova non necessitano di grandi spazi e basta un piccolo contenitore per attendere la schiusa; inoltre rischiano di disidratarsi se tenute in ambienti troppo secchi.

Uova e bruchi neonati di Actias luna

Uova e bruchi neonati di Actias luna

Personalmente, il metodo che utilizzo per conservare le uova durante l’incubazione è quello illustrato nella figura qui sopra.
Le uova vengono tenute in una capsula Petri a gruppetti (in questo caso si trattava di numerose uova e ne avevo circa 200 per ciascun contenitore) ed il coperchio dev’essere sollevato almeno una volta al giorno per cambiare aria all’interno, anche se le uova non consumano molto ossigeno. Nel caso di specie tropicali, come l’Automeris naranja, spruzzo acqua nebulizzata sul lato inferiore del coperchio. E’ importante notare come le foglie della pianta nutrice siano assolutamente assenti prima della schiusa, perchè pare che queste, rilasciando anidride carbonica, possano soffocare le uova.

Talvolta i bruchi si cibano delle uova subito dopo la schiusa, traendo cioè nutrimento dal corion, il guscio. Nella struttura delle uova è da notare anche il sito della fecondazione, detto micropilo, che in alcuni casi scurisce: ciò significa che l’embrione si sta sviluppando regolarmente. Se invece le uova si appiattiscono, queste risultano sterili.

Attirare maschi allo stato brado (Saturnia pavonia)

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Roberto ha una domanda su Saturnia pavonia:

Come si possono attirare i maschi liberi? Basta portare fuori l’Aerarium o bisogna cercare un luogo in cui potrebbero essere presenti? A quale distanza possono essere attirati i maschi ed in quanto tempo arrivano alla femmina?

Questa volta mi sembra doveroso dare la precedenza al video piuttosto che alle parole.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ReukGIxsFY4]

Probabilmente la presenza della specie nella zona era già stata testata in passato, ma non è difficile ottenere risultati simili con una o due femmine mature. Dopo un giorno di attività, in pieno mezzogiorno, le femmine infatti iniziano a chiamare i maschi.

Una qualsiasi radura può essere il luogo adatto per fermarsi, ma non solo: pare che i maschi sentano i feromoni anche ad oltre 2 km di distanza. I maschi giungono rapidamente a destinazione captando ogni segnale con le antenne. Il tempo di arrivo dipende dalla distanza dalla quale sono stati attirati, la loro sensibilità individuale e dall’età: maschi nati da alcuni giorni ed ancora vergini sono più facilmente attratti, mentre difficilmente si accoppieranno due volte, pur essendo probabilmente ancora fertili.

I feromoni: cosa sono e come si diffondono

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Marco ha una domanda:

Come diffondono i feromoni, le femmine di falene? Dove vengono prodotti nel corpo della femmina?

Innanzitutto, partiamo col dire che i feromoni sono segnali emessi dalla femmina per attrarre il maschio quando questa è pronta per l’accoppiamento. Non si tratta di un atteggiamento singolare, ma anche le falene adottano questo sistema per facilitare la riproduzione. Nel caso dei Saturniidae, soprattutto, è fondamentale che la femmina trovi subito un maschio disponibile, che può captare questo segnale anche a lunga distanza.

A livello molecolare, i feromoni delle falene consistono in pochi (solitamente due) componenti chimici in rapporto differente, variabile da specie a specie. Ogni componente è percepito dal maschio attraverso un particolare recettore, perciò le femmine attraggono solo maschi della loro specie (es. Actias luna) o, in taluni casi, del loro genere (es. Actias).

I feromoni vengono diffusi mediante una ghiandola addominale che viene estroflessa nelle ore di attività della femmina. Questo odore viene dunque avvertito dal maschio mano a mano che si diffonde: può capitare che la femmina si accoppi con un maschio attirato a chilometri di distanza da essa! Questo dipende soprattutto dalla maturità raggiunta dalla femmina e dalla specie: in alcune, i sensilli situati sulle antenne percepiscono questo odore e ne localizzano l’origine velocemente, in altri casi invece sono meno sviluppati. Anche per questo motivo, le femmine spesso non hanno antenne bipettinate come quelle dei maschi, a cui invece questa tipologia di antenne risulta fondamentale.

Un interessante articolo sull’argomento, in lingua inglese, potete trovarlo qui.

Vi lascio con due video, il primo che mostra l’incredibile efficacia dei feromoni su un maschio di Bombix mori, il baco da seta, il secondo invece una femmina di Hemileuca electra che estroflette la ghiandola per diffondere i feromoni:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6dwy7HcCuVI] [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=MnxZKGB6FyQ]

FAQ: domande & risposte

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Questo secondo me è importante, perchè non solo ho potuto rispondere a lui, ma anche agli altri navigatori che cercavano informazioni riguardo la questione sollevata. Perciò, da questo momento, nel caso in cui aveste domande da porre, non esitate a recapitarmele via mail. Potete inviarmi domande anche in forma anonima e riceverete la risposta proprio qui sul blog, rendendovi così utili a tutti gli utenti che magari avevano la vostra stessa curiosità.
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