Ho deciso di scrivere questa pagina per chiarire i dubbi di chi continua a farmi domande che riguardano il ciclo vitale dei Saturnidi. Nonostante la varietà di forme, colori e abitudini delle specie di questa famiglia di falene, si può abbozzare un discorso generale. Scrivo soprattutto per chiarire alcune norme di allevamento utili per riuscire ad allevare la maggior parte delle specie.

Anche se vorrei rimanere sul generale, per quanto riguarda le uova bisogna distinguere fondamentalmente fra due casi. Le uova spesso non necessitano di particolari attenzioni: schiudono quasi sempre in media in due settimane. Un piccolo – ma davvero piccolo! – contenitore di plastica è sufficiente. Per alcune specie tropicali si può nebulizzare preferibilmente acqua sul coperchio del contenitore per mantenere una certa umidità, ma spesso non è necessario.
Discorso diverso invece per le specie che hanno diapausa invernale allo stadio di uovo. In questo caso bisogna evitare assolutamente che le uova secchino.
Piccola nota: è possibile che le uova si appiattiscano leggermente col passare dei giorni, ma se virano di colore o diventano trasparenti o troppo appiattite, allora è possibile che siano sterili. In alcune specie di Hemileucinae come le Automeris, il micropilo delle uova scurisce se sono fertili.

Appena nati i bruchi non si nutrono subito delle foglie della pianta nutrice: il guscio dell’uovo da cui sono nati è un bel pasto per i piccoli bruchi. Spesso ricevo email in cui lamentate la scarsa appetenza dei bruchi. Aspettate: infatti in 24 ore nella maggior parte dei casi inizieranno a mangiare regolarmente. In generale, per i primi due stadi è meglio tenere i bruchi in contenitori di plastica chiusi, via via più grandi seguendo il loro sviluppo. Dal terzo stadio in poi è sempre meglio spostarli in gabbie ben aerate su rami della pianta nutrice tagliati e tenuti freschi con una bottiglia d’acqua. Attenzione però ad evitare che i bruchi anneghino: tappate con del cotone le aperture attorno ai rami che consentirebbero ai bruchi di toccare l’acqua.

Quando i bruchi saranno maturi e pronti per la ninfosi, il processo di metamorfosi, è bene fornire loro ciò che necessitano.
Si distinguono due casi: i bruchi che costruiscono un bozzolo e quelli che invece costruiscono una celletta sotterranea.
Nel primo caso, il più semplice da gestire, i bruchi non faticheranno a trovare un posto dove tessere il proprio bozzolo: sulle pareti della gabbia o fra le foglie e i rami. Trasferiteli nella gabbia di sfarfallamento dopo 4-5 giorni, quando la seta si è già indurita a sufficienza ed il bruco potrebbe già essere diventato crisalide.
Nel secondo caso, invece, si deve fornire ai bruchi un secchio o un contenitore profondo almeno 20 cm dove i bruchi possano scavare e costruire una celletta pupale. Evitate di mettere molti bruchi nello stesso ambiente, altrimenti rischiate di compromettere il processo già iniziato dai bruchi già inseriti nel contenitore! Deve esserci abbastanza spazio: in generale è meglio disporre di più contenitori se avete molti bruchi. Rimuovete le crisalidi dopo una quindicina di giorni, non di meno, per evitare di danneggiarle.

A questo punto, spesso molte crisalidi vanno in diapausa. Nel caso delle specie delle zone temperate, basterà mettere in frigo (a 4-6°C) per 4-5 mesi, in un contenitore di plastica chiuso, i bozzoli; per le specie tropicali e le crisalidi nude è invece meglio mantenere sempre una temperatura superiore a 15°C (fanno eccezione le specie come le Citheronia, che hanno crisalide nuda e svernano: per queste bisogna controllare l’umidità nel frigo per evitare che secchino). Soprattutto per quanto riguarda le specie tropicali, i bozzoli devono essere nebulizzati con acqua o sottoposti a bagni in acqua tiepida (questi consigliati anche per le specie con crisalide nuda). Evitate di aprire i bozzoli e disponeteli nella gabbia di sfarfallamento con un certo criterio: ad esempio nel caso di Antheraea mylitta ed Attacus atlas, i bozzoli vanno appesi perchè gli adulti sfarfallano rimanendo aggrappati al proprio bozzolo. Fate in modo che vi sia abbastanza spazio per gli adulti per distendere le ali, altrimenti queste rimarranno irrimediabilmente malformate una volta asciutte!

Infine, qualche nota riguardo gli adulti. Per distinguere i maschi dalle femmine fate riferimento alla seguente tabella (generica):

Maschi Femmine
Antenne più largamente bipettinate Antenne filiformi, clavate o leggermente bipettinate
Addome più slanciato Addome pesante e rigonfio
Ali falcate Ali tondeggianti
Attivo Statica fino all’accoppiamento

Sebbene la femmina risulti piuttosto statica fino all’accoppiamento, dopo 4-5 giorni a seconda della specie spiccherà comunque il volo e deporrà comunque le uova, sterili. Non conosco specie di Saturnidi che depongono per partenogenesi, cosa che ho letto in alcuni forum.