Questo blog parla di Saturnidi. Che cosa sono i Saturnidi? Quali sono le loro caratteristiche? Come si classificano? Le risposte le trovate brevemente in questo articolo dello stesso autore del blog. Per approfondimenti, vi invito a leggere tutti gli altri contenuti di Saturnidi.it!
Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Naturalia, numero 23, Primavera 2011, pp. 12-15.
I Saturnidi
I Saturnidi (Saturniidae) sono una famiglia di Lepidotteri comprendente oltre 1500 specie diffuse in tutto il mondo. La maggior parte degli adulti non supera i 15 cm di apertura alare, ma non sono escluse eccezioni. Per esempio, Attacus atlas, specie indoaustraliana meglio nota come “farfalla cobra”, per i disegni alari che possono ricordare l’omonimo serpente, può toccare i 30 cm di apertura alare ed è certamente una delle farfalle più grandi del mondo assieme a Coscinocera hercules, altro Saturnide australiano, e Thysania agrippina, Nottuide sudamericano.
Le dimensioni non sono l’unica particolarità di questa famiglia. Forse non ci si aspetterebbe di poter classificare la vivacemente colorata Euchroa trimenii come Saturnide, ma in realtà bisognerebbe osservare che alcune falene volano di giorno, e non solo la specie africana già citata, ma anche la nostrana Saturnia pavonia, il cui maschio è attivo di giorno, mentre la femmina, molto statica, si rinviene in volo solamente nelle ore notturne. In generale, il volo non interessa entrambi i sessi negli stessi orari, poiché questo ha scopi biologici diversi: il maschio deve rintracciare la femmina, mentre questa diventa più mobile solamente dopo l’accoppiamento, quando il suo obiettivo diventa deporre le uova sulla pianta nutrice della sua specie.
Una delle principali attrazioni delle Case delle Farfalle, strutture in cui è ricreato l’habitat naturale di farfalle tropicali, è senz’altro Argema mittrei, grosso Saturnide africano che lascia letteralmente a bocca aperta. L’adulto è provvisto di grosse macchie ocellate violacee a scopo intimidatorio e, il maschio in maggior misura, di lunghi prolungamenti delle ali posteriori (“code”) che spiegano il nome di “farfalla cometa” spesso attribuitogli.
Altre specie di Saturnidi, quali Antistathmoptera daltonae e le Automeris, presentano disegni sulle ali che somigliano a foglie secche: si tratta solo di alcuni casi di mimetismo criptico, diffuso nei Lepidotteri specialmente agli stadi più vulnerabili come quello pupale.
Insomma, non si può dire che i Saturnidi non si distinguano per forme e colori, ma una caratteristica comune a tutti i membri della famiglia è la non capacità degli adulti di nutrirsi (tralasciando il genere Janiodes) o per l’assenza vera e propria o per l’atrofia dell’apparato boccale, detto spirotromba nei Lepidotteri.
Le “stranezze” volute dall’evoluzione, però, non finiscono certo con gli adulti, di cui ho citato finora solamente alcuni casi. Gli stadi larvali dei Saturnidi, infatti, mettono in mostra svariati colori, spesso aposematici, cioè di avvertimento della loro velenosità ai predatori; altri sono muniti di setole o spine collegate a ghiandole che secernono sostanze urticanti. Esiste addirittura un bruco di Saturnide sudamericano che può portare alla morte se toccato: la larva di Lonomia obliqua si è guadagnata per questo il nome di “bruco assassino”. In genere, queste specie provviste di difese così efficaci sono diffuse in zone tropicali o subtropicali, dove i Saturnidi sono presenti in maggior varietà e quantità di specie.
I bruchi dei Saturnidi sono spesso polifagi, cioè si nutrono di diverse piante arboree e arbustive. In cattività una delle piante maggiormente accettate è il ligustro, seguito da querce e salici. Alcune specie dotate di spine urticanti sono molto gregarie e formano gruppi compatti che possono defogliare completamente una pianta. Un comportamento simile lo si può ritrovare qui in Italia nella processionaria del pino ed in quella della quercia, che non sono Saturnidi. Questi almeno in Europa non sono muniti di difese di cui preoccuparsi in caso di contatto con la cute. L’unica specie nostrana che presenta spine (non urticanti) simili a corna è Aglia tau, i cui processi spinali così allungati regrediscono muta dopo muta.
Mano a mano che il bruco si sviluppa, questo necessita, come tutti gli altri insetti, di cambiare pelle (cuticola). Ogni muta segna il passaggio ad uno stadio successivo, detto anche età. I bruchi dei Saturnidi normalmente non superano i cinque stadi, ma alcune specie di Automeris possono raggiungere anche il settimo stadio prima di passare alla fase pupale. A maturità, i bruchi si preparano un rifugio per la ninfosi, che può essere costituito da un bozzolo com’è tipico per le falene, oppure da una celletta pupale sotterranea, anche a decine di centimetri di profondità. Quantunque siano parecchi i Saturnidi che si interrano o che costruiscono un bozzolo rado a livello del terreno, alcune specie producono seta utilizzata anche a livello industriale: è il caso di Antheraea pernyi e Samia ricini. Anche la tropicale Antherina suraka è allevata localmente per la seta in Madagascar grazie ad un progetto di sviluppo chiamato CPALI.
Per completare la metamorfosi, la crisalide sceglierà il momento più propizio. Numerose specie africane attendono la stagione delle piogge, altre in zone tropicali sono presenti in volo praticamente tutto l’anno e si riproducono continuamente dando vita a oltre cinque generazioni annuali. Nelle zone temperate, invece, spesso si hanno specie monovoltine, i cui adulti si possono rinvenire in volo solamente una volta l’anno. Addirittura alcuni Saturnidi possono rimandare lo sfarfallamento all’anno successivo, nel caso in cui le condizioni climatiche risultino particolarmente sfavorevoli. Questa fase di quiescenza, spesso attraversata durante la fase pupale del ciclo vitale, è detta diapausa. Può coinvolgere, in altri Saturnidi, le uova, o in altri Lepidotteri persino bruchi e adulti. La diapausa è collegata alle stagioni più fredde dell’anno, in cui le piante nutrici dei bruchi perdono le foglie e quindi non sarebbe possibile ottenere una nuova generazione. Non solo: alcuni studi su Antheraea pernyi hanno evidenziato il fotoperiodo come causa primaria di questo sostanziale arresto dello sviluppo dell’insetto. Secondo queste ricerche, un bruco in inverno è esposto ad un fotoperiodo più breve rispetto ad uno della stessa specie in estate: il primo probabilmente entrerà in diapausa, mentre il secondo completerà il ciclo vitale in pochi mesi.
I Saturnidi, che non si nutrono una volta adulti, hanno come obiettivo primario la riproduzione nel minor tempo possibile, e ciò è facilitato dalle grandi antenne bipettinate e ricche di sensilli dei maschi, con le quali riescono a captare a diversi km di distanza i feromoni rilasciati dalla femmina per mezzo di una specifica ghiandola che questa estroflette durante la notte.
L’accoppiamento ha durata variabile da pochi minuti ad un giorno intero ed i maschi di alcune specie sono in grado in seguito di accoppiarsi nuovamente con un’altra femmina. Al termine della copula, la femmina depone le sue uova la sera successiva in piccoli o grossi gruppi visibili anche a distanza, a seconda della specie. Si schiuderanno in un periodo che varia da una settimana a due mesi, senza contare che alcune entreranno in diapausa per superare l’inverno.
Oltre alla loro utilità commerciale, dovuta alla sericoltura possibile con alcune specie, i Saturnidi sono allevati da numerosi appassionati di Lepidotteri fondamentalmente perché presentano diversi aspetti favorevoli in questo senso: le piante nutrici sono spesso facilmente reperibili; per molte specie non sono richieste attenzioni particolari, specialmente nel caso dei Saturnidi delle zone temperate; gli adulti non vanno nutriti e non richiedono grosse voliere per riprodursi; è possibile seguire l’intero ciclo vitale da vicino ed ogni specie ha spesso caratteristiche peculiari (il comportamento gregario delle Automeris, i movimenti del capo a scopo intimidatorio di Bunaea alcinoe, le variazioni cromatiche negli adulti di Antheraea polyphemus). Per questo esiste una nutrita comunità di allevatori in continua espansione.
Glossario.
Antenne bipettinate: antenne a forma di pettine.
Aposematismo: colorazione del corpo di un animale allo scopo di avvertire i predatori della sua tossicità.
Diapausa: fase di quiescenza attraversata da un animale per resistere a condizioni climatiche non favorevoli alla procreazione.
Feromoni: sostanze chimiche prodotte dalla femmina allo scopo di attrarre i maschi.
Gregarismo: tendenza degli animali a vivere in gruppi compatti e organizzati.
Ninfosi: passaggio da fase larvale a pupale.









